Il Diavolo e le Maschere Gemellate

 

L'Associazione Culturale Antica Maschera "IL DIAVOLO" nasce per preservare ma soprattutto per far conoscere al di fuori del territorio di Tufara la storia e il fascino dell'Antico culto del Diavolo. Nell'esportare la nostra tradizione ci siamo imbattuti in tante maschere e culture simili alla nostra in Italia e all'estero. Abbiamo, negli anni, avuto la possibilità di conoscere tante maschere e tante culture diverse ma sopratutto tante persone con la voglia di preservare e di trasportare negli anni e nelle generazioni future il rito del carnevale.
Di seguito i gruppi di maschere e gli amici che abbiamo conosciuto dalla fondazione ad oggi.

Anno 1998

 

 

 

Mamutzones di Samugheo (Oristano)

I protagonisti principali del carnevale di Samugheo sono:
Su Mamutzone, maschera muta col volto annerito dal sughero bruciato che, sopra un abito di fustagno nero, indossa una casacca di pelli di capra senza maniche, con una cintura da cui pendono diverse file di sonagli ("campaneddas e trinitos"). Sul petto porta dei campanacci in ottone e in bronzo il cui numero anticamente corrispondeva con il numero di pecore possedute. Il copricapo, detto "su casiddu" o "su moju", è un recipiente di sughero munito di corna caprine e rivestito all’esterno da pelli di capra.
S'Urtzu, la vittima della rappresentazione, indossa un completo di pelle di caprone nero, pelli di capretto sul petto ed un unico pesante campanaccio come la capra che guida del gregge. Sotto la veste, fino a poco tempo fa, portava una vescica piena di sangue e acqua che, in seguito alle percosse di s'Omadore, si riversavano al suolo, rendendo simbolicamente fertile la terra.
S'Omadore, il pastore, con un lungo pastrano nero e il viso coperto di fuliggine, tiene "sa soga" (la fune), un bastone, una zucca contenente vino e il pungolo.
Su Traga Cortgius, personaggio che trasporta pelli bovine secche e rappresenta un presagio di morte, era solito passare nei vicoli all'imbrunire non solo durante il carnevale ma anche in altri momenti dell’anno.
Secondo la tradizione, che prevedeva l'uscita al calar della sera, quando in paese risuonavano le campane, le maschere fanno la loro prima apparizione alle 19.00 del 16 gennaio, in occasione della festa di Sant'Antonio Abate. Il carnevale vero e proprio comincia nel primo pomeriggio di giovedì grasso con la vestizione, momento vissuto intensamente dai partecipanti.
Le maschere escono la sera del giovedì, della domenica e del martedì di carnevale.
Il rito è incentrato su una processione disordinata e coinvolgente in cui i Mamutzones imitano il combattimento delle capre in amore e saltellano facendo risuonare i campanacci, mentre s'Urtzu sceglie tra le ragazze che incontra sul proprio cammino quelle con cui simulare l'accoppiamento. S'Omadore cerca di guidare s'Urtzu picchiandolo e pungolandolo, questi ripetutamente cade a terra e muore. Sarà il vino, elemento della terra, a rianimarlo e si rialzerà muggendo: s'Urtzu muore per rendere fertile la terra e rinasce dalla stessa, simboleggiando l'eterno ciclo della natura.
Storia dell'evento
Il carnevale di Samugheo affonda le sue origini nella cultura agropastorale e conserva parecchi elementi del culto di Dioniso rappresentato da s'Urtzu che ne inscena la passione e la morte. Ai riti dionisiaci si può ricondurre anche il comportamento dei Mamutzones che saltano invasati intorno a s'Urtzu.
La sacralità dei Mamutzones è testimoniata dalla cantilena da questi tradizionalmente recitata mentre inseguono i bambini del paese: "S'Ocru mannu piludu non timet a nissunu, solu du Deus mannu, s'Ocru mannu corrudu..." (L'Orco grande peloso non teme nessuno, solo il grande Iddio, l'Orco grande cornuto...).